Crescita bassa del PIL (prodotto interno lordo) dell’Euro-Zone, Federal Reserve e problematiche legate alla situazione greca. Questi sono i tre principali motivi per scommettere sulla debolezza della moneta unica a breve ma anche a lungo termine. La settimana scorsa l’Euro ha toccato il suo minimo (relativo) a quota 1,3450 per poi risalire sino in area 1,3600 trascinato dalla situazione greca. Per ora i membri dei così detti piani alti della UE (Unione Europea) hanno deciso di mantenere la Grecia all’interno dell’Europa, anche se questa decisione, seppur necessaria per evitare che il continente europeo faccia un passo indietro di dieci anni, sarà pagata a caro prezzo. D’altra parte un Euro debole è ben accolto dalle imprese europee che esportano negli USA e nel Giappone ma allo stesso tempo la debolezza della moneta europea può creare gli ennesimi deficit dati da una spesa maggiore per gli interessi sul debito. La Federal Reserve, con un timing a sorpresa, ha deciso di alzare il tasso di sconto di un quarto di punto, questa decisione arriva nel momento peggiore dell’Euro che tra poco dovrà fare i conti con un’innalzamento nell’Euro-Zone del prodotto interno lordo molto inferiore a quello statunitense. La Banca Centrale Americana dopo l’aumento del tasso di sconto ha subito frenato gli entusiasmi di chi scommette su una nuova politica restrittiva, ma non ci sono dubbi sul fatto che la Federal Reserve si stia preparando in anticipo per stroncare il lungo periodo di orientamento monetario accomodante nel momento in cui il PIL sarà affiancato anche da una crescita nel mondo del lavoro. Intanto, la discesa della moneta delle sedici nazioni, unitamente allo spread dei titoli greci in confronto al Bund tedesco, accompagnate dalle indiscrezioni, prontamente smentite, su esistenti difficoltà da parte di Portogallo e Spagna, è diventata un argomento di indagine da parte dell’intelligence iberica ed ellenica che hanno messo sotto i riflettori alcuni fondi di investimento americani e britannici. In poche parole, l’Euro continua a scendere, non solo per i fatti sopra descritti ma anche in virtù di veri e propri attacchi speculativi. Anche se la Grecia reclami un’aiuto prettamente politico e non economico, il “Der Spiegel” riporta che alla grecia potrebbero arrivare aiuti economici da parte degli altri paesi appartenenti all’Euro-Zone per una cifra di circa 20-25 miliardi di Euro. Però, data la grossa iniezione di liquidità, la Grecia dovrà mettere in atto un vero e proprio, sennonchè soddisfacente piano di risanamento sul quale non verranno fatti sconti. Sicuramente, nell’Euro-Zone risulta più facile risolvere i problemi relativi ad un solo paese piuttosto che ignorarli correndo il rischio di scatenare un effetto domino che diventerebbe ingestibile ed incontrollabile con una conseguente instabilità finanziaria e monetaria in tutto il vecchio continente.




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